Quel che resta della partita sono i 3 punti. Il resto è un emblema dell’attuale fase dell’interismo.
Solo noi infatti possiamo faticare e vivere così male i 10 minuti finali contro una squadra allenata da Fabio Grosso e che probabilmente finirà in serie B già alla fine del girone di andata. Per di più dopo una partita dominata in lungo e in largo sul piano del gioco, ma vittima della sindrome per cui produciamo tantissimo ma concretizziamo pochissimo.
È un grosso problema, da cui non riusciamo a uscire, e unito al poco filtro che i nostri play fanno e alla fragilità nelle marcature su palla attiva ci lascia spesso alla mercé degli avversari. Ormai io sono sereno solo se ho segnato 3 gol: non può essere normale.
Uno dei contributi che sto apprezzando di Chivu però è la stecca sistemica a centrocampo: finalmente – visto che abbiamo le energie fisiche e mentali per difendere bassi – quando usciamo in marcatura, se l’uomo ci salta facciamo fallo. Pare una novità assoluta, ma a me risultava essere l’abc del calcio. Ma sarò antico io.
La verità che i nostri sono “rotti in testa“ come ha detto giustamente un mio socio uscendo dallo stadio: non si sono mai ripresi dal corridoio che entrava nello stadio di Monaco di Baviera, la loro anima è rimasta lì a vagare nei sotterranei dell’Allianz e chissà se ritroverà mai i loro corpi. Le interviste che rilasciano i nostri, la totale incapcità di riflettere su quello che non va e ammetterlo con onestà per poi lavorarci e migliorare sarà un peccato di hybris che pagheremo carissimo.
Per stasera mi porto a casa i 3 punti, per il resto la strada è molto lunga, in salita e non asfaltata. Quello che ci attende in cima, se c’è qualcosa che ci attende lo scopriremo molto molto più avanti.
Per adesso è tutto dallo spazio cinema Meazza in San Siro (feat. fanculo a quelli per cui l’Inter prima di tutto ma mi fanno tifare in una chiesa sconsacrata).