Non era questa la partita dove mi aspettavo di fare punti (0 vittorie su 4 partite al Bernabeu contro il Real, non vinciamo dal 1967) e mi accontentavo di una partita di personalità. Per questo non posso certo lamentarmi di quanto fatto dai nerazzurri stasera. Torniamo a casa con 0 punti e 2 gol presi in maniera molto casuale, molte occasioni per loro e per noi, ma un 35-65 di possesso palla che fa capire molto bene quanto il Real Mourinho assomigli a un Sassuolo qualsiasi con attaccanti forti dieci volte tanto quelli degli emiliani (senza rispetto parlando).

Chivu cerca l’esperienza per fare il salto di qualità: dentro Pavard (non benissimo) e Jones (migliore del nostro centrocampo per me), Lautaro e Thuram (due fantasmi, uno con la voglia di dare tutto, l’altro con la voglia di miagolare), oltre ai titolari in tutti gli altri ruoli (salvo Carlos per l’acciaccato Dimarco). Tra i titolari giova menzionare la partita abbastanza anonima di Barella, proprio quando sarebbe servito di più e l’ennesimo ottimo match di Ciuf Ciuf (poi qualcuno mi spiegherà perché ci abbiamo messo 45 minuti a spostare il nostro asse di gioco a destra dove Cucurella piangeva ogni volta che vedeva arrivare “Il Calcio”).

La partita dà ragione al mister  perché non soffriamo, palleggiamo e cerchiamo un varco per segnare. Peccato che l’efficienza offensiva interista è una frazione di quella potenziale del Madrid di merda e quindi non basta. Mou gioca al gatto con il topo aspettando come il suo solito il contropiede giusto (con la differenza che noi ci impieghiamo circa il triplo del tempo a percorrere il campo rispetto ai blancos).

Poi come spesso accade quando deve andare tutto storto, due errori di cui uno clamoroso ci puniscono: Jones (unico errore in tutta la partita praticamente) appoggia male per Bisteck che anzi ché spararla via prova a dribblare l’uomo, perde la palla che viene data in verticale perfetta per Mbappé che pur cadendo riesce a beccare il buco tra le gambe di Peppo Pig. E vabbé. Dodici minuti e Peppo la combina grossa: cerca di driblare Valverde che gli ruba il pallone e insacca da un metro. Come Martinez non si sia impiccato alla traversa e anzi abbia poi sfoderato una partita monstre (pari a quella di Courtois che ha parato anche le mosche) non so se depone a favore della sua audacia o scarsa perspicacia.

Nonostante i due gol di svantaggio continuiamo a fare il nostro gioco, rischiamo in occasione di diverse ripartenze, ma anche noi non ci facciamo mancare le occasioni. Purtroppo il gol arriva molto tardi con Carlos imbeccato da Lautaro, e sfioriamo il pareggio allo scadere con un tiro deviato di Mkhitarian, ma nulla da fare. Non è la serata per il colpo di culo. E va bene anche così nel senso che preferirei giocarmelo quando conta qualcosa.

L’incontro di stasera però ci racconta anche che Chivu ha deciso di iniziare una transizione verso un’Inter diversa, più sua. Il tempo ci dirà se ci riuscirà. Ha giocato alla pari con una squadra molto più forte nelle individualità e nelle possibilità. Come contro il Napoli ha giocato per vincere, per fare più gol degli avversari rischiando di prenderne; in svantaggio ha aggiunto una punta e non ha avuto paura di perdere 3-1 se voleva dire magari pareggiare 2-2, anche a costo di snaturare alcuni giocatori (Bonny domenica, Jones con il Real). Il futuro ci dirà se è un predestinato o solo un presuntuoso. Ma l’anno in cui provarci, ha ragione lui, è questo, con i ricordi positivi dell’anno scorso e un po’ di credito da spendere, ma soprattutto con la spina dorsale di 10 anni di Inter che necessita di essere avvicendata.

In ogni caso, se interpretiamo la partita come una sorta di amichevole di lusso per valutare lo stato di forma e i progressi di gioco non penso ci si possa lamentare troppo del match. A patto che andiamo a riprenderci i punti nei prossimi match perché poi sennò diventa un problema. Dai dai dai.