È venerdì sera, fa freddo, e siccome la partita sulla carta è facile, io non mi fido. E faccio bene. Poi ho letto tutto il pomeriggio gente che ricorda il 6-3 del 1991 e mi sono consumato il cavallo dei pantaloni a furia di scongiuri. Tutto è bene quel che finisce bene, ma per 40 minuti ho bestemmiato quasi come quel famoso Catania-Inter di un lontano venerdì di 15 anni fa.
Per onestà intellettuale è bene ammettere che Federico Dimarco ha rivoltato la partita come un calzino, ma sarebbe sbagliato desumere da questo che il doppio svantaggio sia stato colpa di Gigi Enrico. Anzi, è troppo facile prendersela con lui: peggio di lui nell’arco dei 90 minuti hanno fatto sicuramente Yann Sommer ormai peggiore in campo per distacco in molti nostri match (oggi 2 gol su 3 tiri presi in totale, una roba che Handa scansati proprio), Enrico Michele Armeno che nonostante il gol fa una quantità di scelte sbagliate senza senso incommensurabile (ma rimane in campo perché Barella entrato per ricostituire il centrocampo titolare riesce a fare quasi peggio di lui) e Marcus “ridolini” Thuram, pallida imitazione in farsa del giocatore che ho tanto amato nel suo primo anno e mezzo di Inter (al momento nelle gerarchie dell’attacco per me lui è l’ultima scelta possibile, con tanti saluti agli 8 milioni che chiede per il rinnovo).
Da una minchiata firmata in coppia Miky-Sommer prendiamo gol da centrocampo dopo 10 minuti, seguito da un secondo gol che sfrutta il nostro peggior difetto, ovvero la gestione difensiva sui calci piazzati (nonché l’artrosi galoppante dello svizzero che prende gol sul suo palo con una estensione di arti pari a quella di un T-rex con difficoltà articolari). Dall’altro lato la palla non ne vuol sapere di entrare tra parate allucinanti, svirgolate e deviazioni. Per fortuna un pisano para in area il tiro di Zielinski semza essere il portiere e l’arbitro fischia rigore (anche se il VAR cerca per 5 minuti d’orologio il modo per annullarlo, ma prima o poi sentiremo anche questo audio assurdo): batte il polacco e tutto lo stadio vede la palla al terzo anello prima che essa sia in qualche modo risucchiata sotto la traversa.
A seguire due gran gol di testa delle nostre punte titolari (per me il duo più affidabile sono loro, Pio-La) ci mandano a riposto in vantaggio 3-2. Rientriamo dominando il campo, ma non riusciamo a fare ulteriore breccia: anzi al 70esimo è il Pisa ad andare vicino al gol con un’azione fotocopia del gol preso a Madrid in Champions League. Per fortuna mancano l’occasione e a stretto giro li purghiamo altre 3 volte: botta di culo di Dimarco che con il mezzo liscio prende doppio palo e insacca (ci voleva dopo che i suoi migliori tiri vengono salvati in modo rocambolesco sulla linea e dal palo); slalom mozzafiato di Bonny che si scarta tutta la difesa del Pisa prima di infilarla sotto le gambe di Scuffet; deviazione di testa sulla linea di porta per Miky che così porta a casa un’immeritata marcatura.
Il punteggio è bugiardo non tanto perché l’Inter non sia forte il triplo del Pisa (lo è), quanto perché nasconde le macchie. Tutto è bene quel che finisce bene, ma non si può bestemmiare sempre così.