No. Non è una figura dello skateboard olimpico. È la goduria che ha fatto impazzire un San Siro madido di sudore e sull’orlo di un colpo di calore.

Partita sicuramente molto bella per chi non tifa una delle due squadre, perché io invece ho rischiato l’infarto: 30 tiri verso la porta, 8 in porta, 3.9 gli xG (e 2.8 quelli dei Naples). E vincerla solo al 90esimo su una fagiolata in area di un certo livello. Il calcio del caos.

Il mister schiera una formazione che conferma la volontà di far girare tutti i centrocampisti e i difensori centrali, mentre attacco, laterali e portiere (molto bene oggi Peppo Pig) rimangono sempre i medesimi. Per tutto il primo tempo gestiamo sempre noi il pallone ed è un mistero come non riusciamo a uscire dal campo in vantaggio (non dico doppio, ma almeno un gol si poteva fare). È necessario segnalare una partita di altissimo livello di Diouf in versione Cavallo Pazzo 2 ma senza colpo di testa.

Onestamente mi aspettavo dal Napoli una fase difensiva più coriacea, mentre non segniamo solo per demeriti nostri. Davanti Acciuga se la gioca tutta su Hojlund che fa a botte tutta la partita con Akanji senza praticamente mai avere la meglio. Le occasioni clamorose si equivalgono ma l’inerzia del match è tutta nerazzurra. Prova ne siano la traversa clamorosa di Dimarco proprio allo scadere.

Al rientro dagli spogliatoi sale in cattedra l’uomo di fango in maglietta gialla: rigore clamoroso per tocco di mano negato, Barella passa 5 minuti a lamentarsi e sbracciare, mentre i Naples ripartono, sbagliano il contropiede con Alison Dos Santos, ma lasciamo tirare due volte Policane fino a che non ci infila sbertucciando Barella che conscio di aver fatto una cazzata stava provando a marcare tutti i napoletani nel giro di 50 metri. Uno 0-1 incredibile che mi strappa le prime tonanti bestemmie di bocca.

Dopo un minuto potremmo pareggiare con un missile del polacco triste, ma Meret dice no. In compenso dopo un altro minuto facciamo una torta senza senso: prendiamo un altro contropiede (per una minchiata di Ciuf Ciuf), Alison Dos Santos – ancora lui! – sbaglia mancando la porta di 30 metri. Il pallone rimane in campo a 10 cm dalla riga del fallo laterale. Nessuno va a recuperarla, tutti che smadonnano uno con l’altro, fino a che un partenopeo a caso la prende, la dà a Hojlund che insacca dal limite dell’area: una umiliazione feroce. Una figura da pirla incredibile.

Per fortuna questo scatena la belva che è in ogni interista e la squadra si lancia all’arrembaggio anche grazie all’ingresso di Jones e Thuram prima, Calha e Carlos per l’acciaccato DiMarco dopo (oltre a Bonny per un inedito 4-3-4 finale). È una grandinata di occasioni mancate, cross buttati nel cesso, parate assurde di Meret e contropiedi sprecati dal Napoli (due che ancora mi sto chiedendo come abbiano fatto a non entrare in porta proprio tra l’88esimo e l’89esimo, che però fanno il paio con i cross nostri che hanno veleggiato a 50 cm dalla linea di porta azzurra senza nessuna deviazione decisiva).

Al 56esimo accorciamo: cross del polacco, Dimarco di prima in mezzo e Lautaro di rapina in mezzo all’area piccola. Bellissimo. Poi un tiro cross di Dimarco che nessuno tocca verso la porta manco fosse radioattivo. A seguire palo clamoroso di testa di Bisteck (protagonista di un’altra grande partita). Il pareggio arriva finalmente di testa con Thuram che appoggia in rete un bel cross di Carlos, mentre Rahmani si rantola in terra per cercare di buttarla in caciara. Per una volta non ci fermiamo, giochiamo e segniamo: godo triplo. E cinque minuti dopo Tikus potrebbe far venire giù lo stadio ma calcia alto 2 mestri nell’area piccola (spirito di Gagliardini esci da questo corpo!)

Ci caghiamo addosso due volte in un minuto con Neres e Anguissa, ma anche loro non scherzano quando vedono Barella entrare e tirare senza alcuna opposizione in area. Poi su un corner recuperiamo palla, cross, Meret si butta in terra per fare la solita scena, sradichiamo il pallone che arriva al Toro che insacca senza pietà. Esplosione.

E la cosa migliore sono stati gli ultimi 3 minuti di recupero in bandierina. Affanculo il calcio moderno, le care vecchie strategie per non prendere il fico dopo aver faticato tanto per ribaltare il risultato funzionano ancora, e funzionano bene. Dai Dai Dai!