Big match tra le prime in classifica a punteggio pieno. Partita da tripla, si sarebbe detto una volta, partita da testa o croce si dice oggi più prosaicamente in un mondo poco affine alle molteplicità.
La Roma affronta la partita sulle ali dell’entusiasmo e della condizione atletica che notoriamente rende le squadre di Topo Gigio molto dure da incontrare nella prima parte del campionato; l’Inter sceglie di continuare sul canovaccio costruito da mister Chivu anche stante il mercato fatto da dirigenza e società (il ruolo titolare rimasto scoperto, quello del centrale di difesa, la dice lunga su quale aspetto interessi meno a tutti tranne che ai tifosi come me), tutto orientato a fare un gol in più dell’avversario senza alcun riguardo rispetto al numero di gol subiti. Come ho già scritto mi pare una cazzata e storicamente prendere tanti gol non porta trofei, ma sicuramente sono scemo io.
In particolare tra i nerazzurri non è tanto il pacchetto difensivo a funzionare male, anche se sia Dimarco sia Ciuf Ciuf non sono proprio in serata di grazia, quanto il filtro a centrocampo. Barella fa l’ennesima partita in cui sbaglia quasi ogni scelta per 70 minuti filati; Piotr va a velocità dimezzata rispetto al centrocampo romanista e Jones, ancora in procinto di imparare il tipo di calcio voluto da Chivu, non può certo fare tutto da solo. In attacco a un Thuram piuttosto evanescente per lunghi tratti della partita fa da contraltare un generosissimo Lautaro (che tra l’altro piazza una doppietta che vale il pareggio).
La cosa che mi fa più girare il cazzo è la scarsa aggressività sul portatore di palla e i tocchetti molli a un metro che permettono al centrocampo romanista di mangiare in testa al nostro e spesso ripartire in forze mettendo in difficoltà la difesa (sul entrambi i gol la dinamica è questa e non solo). Infatti bastano 6 minuti per fare la frittata: nell’azione non focalizzatevi sui difensori, guardate Barella e Zielinski come ciondolano in mezzo all’area mentre Koné la butta dentro (con un discreto culo visto che la palla passa tra le gambe di Akanji e Peppo Pig la prende ma non riesce a fermarla). Per 25 minuti c’è praticamente solo la Roma. Poi anche i nerazzurri hanno delle notevoli occasioni: Bisteck scarta tutti i giallorossi, poi pecca di egoismo al momento del tiro e sbaglia, perché in mezzo all’area aveva Jones perfettamente libero. Qualche minuto dopo lo stesso inglese libera perfettamente il gamberone Bastoni che centra il palo anche qui con un pizzico di egoismo dato che aveva soluzioni di passaggio forse più praticabili.
Tutti gli interisti sanno che stiamo per prendere il secondo fico dopo i troppi errori nel momento decisivo: e infatti cross pennellato, svirgolata di Mancini e gol spaccando la porta di Koné. Tra i tifosi le bestemmie si sprecano, in campo continua tutto come non fosse successo nulla. Anche il mister decide di confermare gli stessi interpreti anche per i secondi quarantacinque minuti tra lo scetticismo generale.
Eppure all’inizio del secondo tempo avviene il miracolo: Thuram tiene un pallone (forse il secondo in tutta la partita), scambia con Lautaro in un doppio triangolo e il Toro insacca il gol del 2 a 1. Evidentemente l’Inter ha deciso di fare l’Inter e la Roma è scesa di qualche giro, ma rischiamo lo stesso di prendere un gol clamoroso con Malen parato di faccia da Peppo Pig nonché svariati contropiedi in pochi contro tanti. Per fortuna a un certo punto la nostra pazienza viene premiata e da un calcio d’angolo (nel quale prendiamo pure una trasversa dopo ottordici rimpalli) nasce una mischia che porta la palla sul petto e poi sul piede del Toro (assist di Bisteckone meritato per validare una signora partita). Due a due e doppietta per il capitano che ci salva dalla prima sconfitta stagionale. E se Tikus avesse solo un attimo di mira in più avremmo festggiato l’ennesima rimonta con un gran gol da centrocampo su assist telecomandato di testa di Sucic (gesto tecnico che è passato in sordina, ma di altissimo livello).
Nel frattempo sono entrati Carlos (in questo momento meglio di Dimarco), Sucic (ottimo impatto, vedi sopra), Luis Henrique (che non viene manco marcato, per dire); e nel finale entreranno anche Pio e Bonny che gioca praticamente esterno di centrocampo (il labbiale 5-4-1 è esaustivo) e quasi ci porta in dote un gol (se non facesse una cosa giusta e due sbagliate ogni volta).
La partita finisce con un onesto e meritato pareggio per il quale avremmo firmato tutti prima del fischio iniziale, ma dice anche che i limiti difensivi di questa squadra sono importanti e dipendono moltissimo dallo stato di forma e dalla volontà di interdizione dei centrocampisti (secondo me in questo la situazione non è cambiata dall’anno scorso e dagli anni precedenti). Sicuramente il mercato estivo non ha completato il reparto come era necessario fare (chi mi legge sa che lo dico da sempre), ma altrettanto certamente il mister ha scelto di provare a praticare questo calcio un po’ alla moda in cui conta farne uno in più dell’avversario. Mi sembra una strategia che ha le gambe cortissime, ma sicuramente sono io che sono un dinosauro e che tra testa e croce si ingoierebbe tutta la moneta, nel dubbio.