Se mi avessero detto che un giorno Andy “Il Calcio” Diouf avrebbe fatto 2 assist e conquistato il premio come MVP in un match ufficiale dell’Inter avrei chiamato la neuro per consegnare il mio interlocutore a cure adeguate. Se poi mi avesse detto che lo stesso calciatore avrebbe dato il suo placet per usare questo soprannome nato nel sarcasmo avrei concluso che chi mi parlava mi stava prendendo sonoramente per il culo. Invece.
La Beneamata si presenta in campo senza nuovi acquisti (sugli spalti ci chiediamo se sia la prima volta che accade, ma non abbiamo risposte non essendo neuro divergenti sul calcio): in porta Martinez si presenta con il numero 1 sulla schiena e la tutina nera alla Jaschin; la linea di difesa è formata da Bisteck a destra, Bastoni a sinistra e Akanji centrale (ruolo in cui a me non piace e non da oggi), mentre sulle fasce ci sono Dimarco e il trenino Diouf Diouf. A centrocampo Calha basso, Barella e Zielinski interni (anche se tutti e tre con licenza di muoversi a tutto campo). In attacco Lautaro ha deciso che gioca e Pio lo accompagna con grandi meriti (ben al di là del gol).
La partita si mette subito bene perché Lautaro e Pio difendono un pallone come veri centrocampisti aggiunti, lo girano a Diouf che appoggia per Calhanoglu che spara un missile a 200 km orari e sfonda la rete. Una goduria di un certo livello. Purtroppo anche se a centrocampo tutti si scambiano continuamente posto cercando di costruire azioni degne di questo nome e davanti Pio si sobbarca un lavoro enorme per ripulire palloni e trasformarli in gioca te, le conclusioni latitano dopo il gol del vantaggio.
Così il Monza grazie a una doppia incertezza di Akanji – l’ho già detto che da centrale di difesa non mi convince manco per niente? – riesce a infilare l’angolino di Martinez e pareggiare i conti. E sul finire del primo tempo potrebbe pure raddoppiare grazie a una dormita del reparto arretrato nerazzurro mentre il Monza batte una punizione.
L’analisi all’intervallo in lungo e in largo sugli spalti è unanime: che cazzo sono quei passaggini molli a due all’ora? Vediamo di metterci un po’ di gamba. E basta con i cazzo di tacchi in uscita e ripartenza che prima o poi la paghiamo cara. In effetti il limite peggiore dell’Inter nel primo tempo è una certa leziosità nel gioco (2 tiri in porta in 45 minuti) e una incapacità di colpire la sfera con la giusta forza per evitare gli intercetti avversari (sarà anche una questione di condizione atletica, ma a me sembrava più esserci la convinzione che bastasse giocare al 50% per vincere il match).
Al rientro dagli spogliatoi per fortuna siamo un’altra squadra e la pressione sui brianzoli di merda comincia a crescere. Fino a che una respinta à la Sommer del portiere monzese recapita un cioccolatino a Zielinski, il quale pure essendo in una fase un po’ inappetente, calcisticamente parlando, mastica il pallone infilandolo in porta (ovviamente 2 minuti dopo che mezzo stadio si lamenta delle sue palle corte e poco precise). Stessa sorte tocca a Pio che segna di tacco (assist di Diouf, guarda caso) dopo che sono minuti che le imprecazioni sui colpi simili esibiti da Barella si moltiplicano come pani e pesci.
Sul 3-1 ci rilassiamo tutti e c’è pure tempo per una bella galoppata di Bisteckone conclusa con gol di sinistro dal limite, per una traversa su calcio d’angolo di Akanji che vorrebbe farsi perdonare il gol subito, nonché per svariate iniziative di Pio, Bonny e Sucic (che non viene però premiato dai suoi stessi compagni). Nel frattempo infatti sono entrati il croato e il francese, oltre che Stones accolto da una mega standing ovation (onestamente immeritata considerata la sua partita non proprio entusiasmante). A loro seguono un nuovo Stankovic con la maglia numero 5 e Luis Henrique che non demerita.
Finalmente il mister si può girare verso la panchina e vedere soluzioni al posto di cespiti, ed è una differenza sostanziale.
La partita ha ormai poco da dire e ci trasciniamo verso il 90esimo sapendo di aver fatto quello che serve. Ci sono modi peggiori per iniziare il campionato.
Dai Dai Dai!