di James Potter
Palestra se ne è andato e non ritorna più. Oppure lo farà in prestito se fallirà come molti giocatori passati dal Chelsea negli ultimi anni. Noi utenti di questo blog sotto sotto glielo auguriamo, come facciamo con tutti quelli che dicono NO all’Inter, per un motivo o per un altro.
Soldi, paletti, crisi cinesi, avidità semitiche, incompetenza dirigenziale. Per questo e molto altro è lunghissima la lista dei giocatori che non hanno vestito la maglia nerazzurra per un cavillo, per una commissione, per un niet orientale prima e occidentale poi. Ci sono nomi altisonanti come Modric, Vidal, Dzeko (almeno loro poi sono arrivati quando costavano zero, GAC). Ma ci sono anche delle pallottole schivate, come Scamacca, Samardzic, Malcom. A volte la toppa è peggio del buco, come ci ha di recente ricordato il nostro eterno direttore sportivo: tra un Gabriel Jesus e un Gabriel Barbosa non cambia solo il cognome.
Ma come un altro veterano interista (e di questo e altri blog) ci ricorda, lo stesso direttore sportivo che spernacchiamo per tutti i fallimenti dei nostri sofferti calciomercati rimane il migliore sulla piazza. Lo dicono i risultati sportivi degli ultimi anni: scudetti, coppe, finali europee, non da ultimo le qualilificazioni Champions inanellate. Che non sono meno importanti, perché i suoi colleghi che non hanno portato le altre squadre nei primi quattro posti sono tutti saltati. Lo dicono anche i risultati economici: la cessione di Lukaku, seppur dolorosa, è record in Serie A, come lo è quella di Onana, un back-to-back come piace dire oggi, da parametro zero a superplusvalenza.
Ma se Ausilio sbaglia così spesso, se è così arrogante, perché questi risultati arrivano?
È solo fortuna?
Questa la domanda per i vostri commenti sotto questo post.
La risposta di chi scrive è che il nostro ds non sbaglia: prova, anche se non ha tutte le carte a suo favore. Non è arrogante, è bauscia. E quindi, interista.
E come non potrebbe esserlo, lavorando in società dal 1998? In pratica un dipendente statale, dove lo Stato è l’Inter. Un Suma con poteri di mercato. E quello stesso interismo, Ausilio lo cerca nei giocatori. Per un Palestra che se ne va c’è un Barella che rifiuta un’offerta più alta. Per uno Skriniar che non rinnova c’è un Dumfries che accetta una clausola che permetta all’Inter di guadagnare. La differenza negli ultimi anni in questa decrepita Serie A l’hanno fatta gli interisti. E chi li ha scelti.