di Nuanda
Mi sembrava doveroso, dopo una stagione che ha avuto un epilogo totalmente inaspettato per la nostra Inter — con una serie di fattori lontani dal nostro storico DNA —, omaggiare la nostra drammatica ossessione, il nostro stoico modo di soffrire e tifare. E cosa c’è di meglio di un pezzo con un titolo “rubato” (come vorrebbero i nostri tifosi avversari) a un autore che di nome fa Milan?
L’epilogo della stagione scorsa è stato drammatico. Una fine che ha visto i nostri eroi uscire sconfitti in modo straziante; non in modo eroico o disonorevole, ma in un modo ancor più crudele, se vogliamo. Un finale con quella pesantezza che porta il piacere che dai ai tuoi nemici. In più, il Mondiale per Club, che doveva e poteva essere un’occasione di riscatto, fece solo da eco a una squadra che ormai era svuotata sia fisicamente che mentalmente.
Con queste premesse, il tifoso intertriste guardava alla nuova stagione con ancora più pessimismo del solito.
Però, paradossalmente, attendeva la catastrofe con una leggerezza quasi beata, perché l’intertriste è storicamente abituato e allenato alla sofferenza.
Se dall’altra parte del Naviglio abbiamo una tifoseria, un popolo, che gode sempre e in qualsiasi situazione, una parte del tifo nerazzurro (di cui io faccio sicuramente parte) gode pochissimo: la felicità crede spesso di non meritarla e la considera effimera. Al contrario, si nutre di sofferenza, di visioni catastrofiche e di scenari sempre peggiori…
La scelta di Chivu aveva messo a dura prova anche i più arcigni “Interfelici”. Non perché avessero sentito un “fremito nella Forza” o per dubbi sullo stato morale dell’allenatore rumeno — che, anzi, era risaputo essere sopra la media —, ma per l’evidente poca esperienza in Serie A. Visti gli allenatori esperti di due delle tre competitor, il timore di stare a guardare gli altri festeggiare era concreto.
L’inizio non è di certo stato tra i più folgoranti, con due sconfitte in tre partite, di cui una in casa e una in modo rocambolesco contro gli odiati scolorati di Torino.
Ed eccola qua, l’insostenibile leggerezza: un intertriste si poteva anche impegnare a non vedere tutto nero, ma come poteva, dopo questi fatti, non affondare nella sua confortante deep sadness?
Dopo aver tirato fuori la testa in campionato, arriva il derby di andata che si svolge nel più classico racconto fumettistico tra Paperino e Gastone. Indovinate quale parte ha fatto la nostra Inter? Ecco… qui ci sarebbe voluto il bus scoperto degli Intertristi con Nuanda che tira su il cartellone: ”La leggerezza mettitela nel…”.
E invece ecco che gli dei dell’Olimpo del calcio decidono che è ora di patteggiare (termine caro a qualche trico-trapiantato) per noi, con l’intercessione di Marotta figlio di Zeus.
Non per noi intertristi, ovviamente, ma per l’Inter, che mette in fila una serie di risultati utili che creano un solco tra lei e le avversarie. In mezzo c’è un’eliminazione dalla Champions League che mina le certezze dei tifosi più esigenti; qui le teorie poi si sprecheranno, scomodando l’insostenibile leggerezza delle cazzate. Ma benedette siano le cazzate, e maledetti coloro che si prendono sempre sul serio!
Ma siccome il cammino dell’intertriste è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli arbitri egoisti e dalla tirannia dei tifosi avversari malvagi (semi-cit. Cult), non ci facciamo mancare una vittoria con la Juve che ci lascia ancora più incazzati perché faticata in superiorità numerica, l’ennesimo derby perso in cui abbiamo preso gol da Estupiñán è chi Estupiñán fa (cit.) e un paio di pareggi rubacchiati dagli avversari. E poi? Poi la pausa nazionali… vinciamo la prima ma perdiamo la seconda ai rigori. Echevvordì? Ce lo spiega la Sora Lella, però a Bastoni hanno dato un buono…
Riprende il campionato e c’è la Roma che viene a San Siro agguerrita. Partiamo col botto con il nostro — sì ok, vostro — condottiero capitano che, seppur ancora mezzo infortunato, segna dopo un minuto. Solo che non basta: come dei polli ci facciamo raggiungere, ma a fine primo tempo Hakan, discendente dell’Ettore troiano e posseduto dal dio Apollo, lancia un fendente da 30 metri che si infila in rete sotto la traversa.
Per me, e per molti, sarà il gol scudetto.
Dopo questa vittoria, le nubi nere del futuro nerazzurro, immaginate e temute dalla legione Intertriste, si diradano. I due ribaltamenti con il Como creano un’empatia col tifo nerazzurro, che inizia a sentire il profumo della stagione gloriosa. La Coppa Italia, in aggiunta allo Scudetto, stabilisce un Double nazionale che mancava dalle nostre parti da 16 anni e certifica di fatto questa stagione 2025/2026 come una delle migliori della storia nerazzurra; certo, non TOP FIVE come quella dello scorso anno, ma ci accontentiamo.
Con leggerezza e sostenibilità ci apprestiamo a seguire il mercato estivo facendo false promesse di mancate critiche. Nel frattempo, nei nostri Spazi vaneggiamo di cannibalismo e incetta di trofei, sapendo benissimo che al primo pareggio subito al 90esimo ricominceranno le nostre previsioni di disastri e tragedie di proporzioni bibliche.
Che ci volete fare, perdonateci se volete, tanto noi continueremo, siamo degli inguaribili coglioni (Epic Cit.).