Da che mondo è mondo nelle tenzoni che siano duello all’alba o risse di strada quelli che si riempiono la bocca di parole e minacce tornano a casa con le pive nel sacco. Se non proprio stecchiti.
La partita dell’Inter di stasera è andata esattamente così: abbiamo passato 95 minuti a dire “occhio che vengo lì, eh, non mi fare incazzare che te le suono, se vengo lì ti gonfio come una zampogna”, e via minacciando senza mai praticamente tirare in porta (palo su colpo di testa e buona stoccata di thuram nel primo tempo con ottima parata di Maignan che diversamente dal nostro estremo difensore non è una sedia nana, fine del tabellino).
Il Milan ha fatto mezzo contropiede su errore del turco chiacchierone, diagonale da 30 metri su cui Sommer si tuffa come un ottuagenario tetraplegico, tap in di Pulisic e gol (ne avranno fatti 10 cosi in questi anni, eppure nessuno segue mai l’uomo in mezzo all’area).
Reazione dell’Inter? Altre minacce, ti tic ti toc, cross da sinistra e palla neutralizzata. Tiri da fuori? Zero. Soluzioni in verticale? Zero. Gioco da destra? Zero, visto che i nostri magnifici pelati sono riusciti a non coprire l’unico ruolo senza riserva spendendo 25 milioni.
Apoteosi del karma del chiacchierone: il var per una volta ci da un rigore (che ovviamente quella merda di sozza non si era minimamente sognato di fischiare) e il turco lo sbaglia così come sbagliò quello contro il Napoli. E anche questo vedrete se non determinerà in negativo la stagione.
La partita è una pietra abbastanza tombale sulle ambizioni di una squadra che ancora brontola alla prima avversità come veri perdenti, sulle aspettative irrealistiche di farewell season date in pasto ai tifosi che abboccano come allocchi alle panzane sparate dai pelati, sul mercato (non) fatto e su molto altro: lo score dice uno scontro diretto su quattro vinto, dopo il gol subito primo tiro in porta vero ad opera di Ciuf Ciuf (!!!!), Chivu sbeffeggiato da allegri senza alcun appello.
È molto triste perché, nonostante la china chiara di questa squadra da Monaco in poi, la serie A ha un livello talmente basso da farci restare in scia. Ma sono pronto a scommettere che non ne approfitteremo trincerandoci dietro i borbottii, dietro i “che sfiga” e i “che culo”, dietro la malasorte. Mentre dovremmo solo metterci alle spalle il passato e cercare un futuro nuovo e diverso, a partire dai giocatori passando da allenatore e tifoseria. Ne saremo capaci? Non so, ma so che chi parla di sfiga e fortuna non fa il bene dell’Inter perché i limiti di squadra, dirigenza, allenatore e società dovrebbero essere guardati in faccia e affrontati, non nascosti sotto il tappeto insieme alla polvere (di stelle).