Partita ideale per spiegare il tipico canovaccio Inter: se vai sotto non vinci una partita da non so quanto tempo (forse ne abbiamo vinta tipo una, ma l’eccezione non fa statistica). E vai sotto per il fattore più sottovalutato da tifosi e espertoni: il fattore Calha. Il turco tra derby e stasera ci costa due legnate nei denti che una squadra così debole psicologicamente pagherà care.
Il canovaccio Inter ha tra le sue caratteristiche quello di produrre una mole di gioco importante ma non tirare mai e il primo tempo ne è l’esempio lampante. Se al fattore Calha sommiamo il fattore Sommer e il fattore Lautaro (che è in quelle fasi in cui non centra la porta neanche se la allargano da bandierina e bandierina) diventa impossibile non soccombere.
Inutile che me la meniate con il merito perché il calcio non è mica uno sport basato sul merito, ed è proprio questo che non capiscono i cultori del percorso e della prestazione: una partita posso giustificarla così, ma 4 sconfitte in campionato, tutti gli scontri con squadre forti (o tue competitor dirette) persi o quasi, non possono essere nascoste da discorsi sulla qualità del gioco o sulla sfiga.
E chissà se qualcuno chiederà conto ai pelati che hanno speso 100 milioni per non avere la riserva del terzino destro, non aver rinnovato il centrocampo, non avere il portiere di riserva, mentre gli avversari come riserve mettono in campo 3 giocatori che sarebbero titolari netti da noi. E non parliamo della scelta in panchina fatta apposta per addossargli tutte le colpe appena le cose si metteranno male.
Troppi errori, a tutti i livelli. Troppe cose che si ripetono sempre uguali ormai da almeno 2 anni. Serviva voltare pagina, invece siamo ancora qui a discutere della stronzata della farewell season e della possibilità che questo gruppo di auto aiuto con la maglia nerazzurra tiri fuori la forza mentale di vincere un ultimo trofeo. Beato chi ci crede.