La partita nasce, cresce e si sviluppa nell’ordine delle cose: la Cremonese fa due tiri in porta in 97 minuti, l’Inter fa due gol nel primo tempo e poi controlla la partita, soffrendo solo qualche amnesia nel finale dovuta non solo alla scarsa tensione, ma anche alla presenza in contemporanea in campo di molti giocatori che non dovrebbero vedere neanche in cartolina la maglia nerazzurra (non in generale, ma in questa fase della loro vita sportiva di sicuro, pensando per dire a San Matteo da Legnano o a Enrico Michele).
I due gol sono un bel manualetto del calcio: corner battuto bene, stacco e colpo di testa nell’angolino del centravanti per la prima marcatura; sabongia a 100 km/h da fuori area per la seconda. A dimostrazione che se tiri prima o poi la palla in fondo al sacco ci finisce. Come al solito con un po’ più di precisione e garra ne potremmo fare ottordici di gol, ma non serve strafare e due reti di scarto vanno benissimo.
Tra i protagonisti in campo da segnalare un Frattesi bene per i primi 45 minuti, ma che poi non tocca palla per tutto il secondo tempo (fino a che resta in campo), un Mkhitarian che non ha azzeccato un passaggio che fosse uno, un duo Bonny-Thuram entrati in ciabatte impresentabili. Molto bene invece gli altri tra cui un Lautaro regista avanzato e uno Zielinski regista arretrato molto positivi.
Mi raccomando, ringraziamo sempre la munifica proprietà che dopo la stagione record per ricavi non mette due spicci per aiutare l’allenatore a non rimanere in mezzo al guado (oggi avevamo 2 terzini e basta, 4 centrocampisti per 3 posti, per dire), e ringraziamo anche gli stakanovisti direttore sportivo e presidente che in un mese di calcio mercato non vendono manco l’acqua nel deserto e hanno la stessa voglia di lavorare che ho io il 10 agosto. Anzi, per lavorare lavorano, ma solo a spargere veline per irretire gli imbesuiti che ancora seguono il “giornalismo” sportivo (le virgolette sono volute) e autoassolversi da ogni responsabilità presente, passata e futura.