Incredibilmente – considerata come era finita a Monaco e cominciata la stagione – arriviamo a giocarci la decima Coppa Italia in casa della Lazio (follia solo italiana) dopo aver incontrato la stessa squadra 4 giorni fa. Purtroppo Lautaro non è al meglio e Calha si siede solo con funzione testimoniale in panchina, ma per il resto giochiamo grosso modo con i titolari.
Ed è proprio la ThuLa a mettere la firma su un match che i lazieli impostano strettissimi in 30 metri di campo e con aggressione immediata del portatore di palla (fedeli alla linea che vede distruggere prima il gioco altrui che costruire il proprio): sul primo angolo Tikus punta la palla, la manca, ma in compenso la infila Marusic nella porta. La Lazio prova a reagire, ma noi sfoderiamo un 70% di possesso palla senza senso. Cavallo Pazzo punta Tavares, gli fotte il pallone e serve un cioccolatino perfetto per Lautaro che non si fa pregare. Raddoppio e partita indirizzata verso l’esito giusto.
Nel secondo tempo la Lazio aggredisce di più e cerca di sfruttare ripartenze e velocità per superare il palleggio nerazzurro. E’ vero che la Lazio ha due palle gol abbastanza clamorose, ma anche noi le abbiamo (con Luis Henrique e con Zielinski – che si fa vedere solo dopo l’uscita di Sucic dal campo). Alla fine però non la mette nessuno e il 2-0 del primo tempo è anche il risultato finale con cui portiamo a casa il trofeo numero 2 della stagione (double che mancava dal 2010 in casa nostra se non sbaglio!) e la Decima (Coppa Italia).
Io ora esigo, e-si-go, la stellina d’argento oltre alla coccarda sulla divisa: voglio una maglietta come un albero di Natale da sfoggiare in ogni occasione. Adesso vado a prepararmi per il corteo nerazzurro di domenica. Per 3 mesi posso sbattermene il cazzo di calcio: che figata pazzesca!
